Quando ascolto i nostri sedicenti spirituali propinarci le loro banalità e quando vedo una folla, più di ruminanti che di uomini, prestare orecchio a quelle insulsaggini, mi rendo conto che stiamo diventando stupidi e che meritiamo la sorte a noi riservata. So che tutti questi ruminanti fanno il loro dovere di bestie, tirano l’aratro e montano, muggiscono e figliano, danno allo Stato il loro latte e talvolta la loro carne, ma vorrei che finalmente si decidessero a umanizzarsi e a chiedersi se quello che viene loro insegnato o predicato vale qualcosa. Come può essere che prestino fede, fosse pure solo per abitudine, a un tale cumulo di sciempiaggini? Non provano vergogna a essere così, non si accorgono che si disonorano e che la cortesia in questo genere di cose altro non è che una dichiarazione di fallimento? Il conforto intellettuale che cercano è ormai introvabile e nessuna tradizione lo assicura loro, soltanto la stupidità è in grado di darcelo. E siamo caduti così in basso che i Capi di Stato, a corto di legittimità, sono costretti a mescolarsi con il gregge, recitando la commedia ai ruminanti che portano a pascolare?
Albert Caraco, capoverso estratto da Breviario del caos