L’obiettivo della ricerca

Ma per quale motivo un individuo dovrebbe impegnarsi nella ricerca della Verità, se poi giunge alla conclusione che questa, come una divinità, non ha senso, non esiste come assoluto, o è irraggiungibile o incomprensibile sulla base delle nostre capacità? Ogni presunta Verità, anche quelle dallo splendore più rappacificante, dall’aspetto più onesto, non avrà mai un valore oggettivo, comune, è accettabile solo dal punto di vista di chi la cerca, la formula, la afferra e se la mette al caldo, affezionandosene come con una necessità esistenziale. Queste mezze Verità sono solo Falsità.

L’obiettivo della ricerca non può essere quello di dimostrare il Vero, ma quello di distruggere il Falso, di confutare l’esistente. Il Falso non è altro che un’altra Verità, cioè è una Verità negata. Però, dipende tutto all’approccio con cui si ha a che fare con questi due concetti. L’accettazione di una presunta Verità è un evento che allieta, tranquillizza, ferma la ricerca secondo la logica dell’accomodamento, lasciando nella sostanza tutto immutato. La distruzione totale del Falso, invece, è un’utopia che funziona da stimolante per il ricercatore nella sua impresa, che può fornire dei risultati reali anche se parziali.

Come si possono trasportare nel mondo queste distruzioni, questi cambiamenti, senza lasciarle morire da sole nella mente dell’individuo? Le Falsità e i limiti più grandi esistono in noi stessi, nella nostra mente, e ci sono state create ad arte sin dalla nascita, attraverso tutte le strutture in cui siamo cresciuti (scuola, chiesa, famiglia, ecc). Mentre si fanno crollare tutti questi concetti metafisici dalle fondamenta, la coscienza ne risulta sempre più liberata, e quindi ha bisogno di poter vivere in uno stato diverso delle cose. Allora ha bisogno di muoversi per poter creare spazi diversi, per agire diversamente; ma sempre senza dover bloccare la ricerca, volendo apprendere di più per confutare ancora. Ecco allora come si ottiene un risultato parziale che può imporsi col tempo e con la tensione verso l’infinito: spazi diversi attraverso un agire diverso.

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