L’essere vincolati nelle opinioni, divenuto con l’abitudine istinto, conduce a ciò che si chiama la forza di carattere. Quando qualcuno agisce in base a pochi motivi, ma sempre in base agli stessi, le sue azioni acquistano una grande energia; se queste azioni sono in armonia con i princìpi degli spiriti vincolati, ottengono riconoscimento e generano fra l’altro, in chi le compie, il sentimento della buona coscienza. Pochi motivi, energico agire e buona coscienza, costituiscono ciò che si chiama forza di carattere. A chi è forte di carattere manca la conoscenza delle molte possibilità e direzioni dell’agire; il suo intelletto non è libero, è vincolato, perché in un dato caso egli mostra forse solo due possibilità; fra queste due egli deve poi, secondo tutta la sua natura, necessariamente scegliere, ed egli fa ciò con facilità e rapidità, perché non deve scegliere tra cinquanta possibilità. L’ambiente in cui si viene educati vuol rendere ogni uomo non libero, ponendogli davanti agli occhi il minor numero di possibilità. L’individuo viene trattato dai suoi educatori come se fosse sì qualcosa di nuovo, ma dovesse diventare una ripetizione. Se l’uomo appare da principio come qualcosa di sconosciuto, di mai esistito, deve poi essere trasformato in qualcosa di conosciuto e di già esistito. Si dice buon carattere in um bambino il manifestarsi del suo esser vincolato a ciò che è già esistito; mettendosi dalla parte degli spiriti vincolati, il bambino mostra per la prima volta il senso comune che si sveglia in lui; sulla base di questo senso comune, diventa più tardi utile al suo Stato o al suo ceto.
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano