Le parole forti e lontane allo stesso tempo provengono solo dall’alto dei vari pergoli costituiti dall’Ordine. Presidenti, VIP, preti di ogni tipo, tutti intenti a dimostrare, con varie tecniche retoriche, quali sono le vere virtù, che cosa deve essere fatto per il bene del mondo e per cosa vale la pena sacrificarsi. Lor signori interpretano il mondo, e ci fanno credere che lo capiscono. Noi invece possiamo al limite eseguire qualche loro comando; ma già ascoltarli è sufficiente, perché il primo obiettivo di chi adopera l’arte delle chiacchiere è quello di immobilizzare, neutralizzare ogni potenziale azione convertendola in un fare appiattito. Secondariamente, il loro intento è quello di farci diventare ciò che piace a loro, o di non farci diventare ciò che potremmo voler essere, per esempio uomini liberi. Ma tutto ciò non basterà ad eliminare dalla totalità gli individui dotati di autonomia e autodisciplina.
Spesso chi parla di virtù lo fa in sincera buona fede, e si vede; bisogna diffidare sopratutto nei confronti di questo tipo di virtuosi, poiché almeno chi vuole ingannare gli altri portandoli nel mondo del Falso e dell’inganno, ha un’ancora di salvataggio piantata sul mondo della realtà, dalla quale, nelle condizioni più disastrate, si potrebbe sempre recuperare, in vario modo, consapevolezza.
Certe volte, leggendo, si scoprono quali sono le intenzioni, i pregiudizi, le convinzioni accettate senza un’analisi adeguata all’argomento, tutte le forze che si esercitano sullo scrittore nell’ambiente in cui si trova; tutte cose che lo portano, anche inconsapevolmente, a manipolare, a progettare, abusando fin troppo del lettore come mezzo per realizzare qualcosa di materiale, e quindi avendo, di conseguenza, una notevole influenza sui cambiamenti del mondo reale.
I pregiudizi, le convinzioni, sono delle trappole a cui non è per niente semplice sfuggirgli, talvolta è il linguaggio stesso che causa queste problematiche. Per avere una parvenza di onestà e sincerità, bisognerebbe trovare un modo per riversare su carta, tutto in un solo colpo, in una forma interpretabile e comune, quello che chiamiamo coscienza e istinto vitale. Ma questo meccanismo è impossibile, perciò bisogna chiedere un ausilio all’intelletto, ai linguaggi precostituiti, alle regole estranee a noi stessi. Inconsapevolmente, si entra nel dominio della retorica, che portata all’estremo trasporta verso quello dell’alienazione. Gli istinti e i sentimenti vengono scandagliati, classificati, scartati o filtrati di alcune loro caratteristiche non conformi a quelle della ragione e delle regole esterne. Perciò, nella comunicazione, i significati sembrano solo delle deformazioni di qualcos’altro che non riusciamo a rappresentare, oppure una rappresentazione che ha coerenza solo in funzione delle regole comuni; credo che sia un grave errore prendere come oro colato queste deformazioni, poiché così facendo le contraddizioni e le incoerenze vengono accettate e mantenute in vita quando invece dovrebbero essere catturate, analizzate attentamente e distrutte.