Che noi riponiamo maggior valore nel soddisfacimento della vanità che in ogni altro bene (sicurezza, sistemazione, piaceri di ogni specie), lo rivela in un grado ridicolo il fatto che ognuno desidera (prescindendo da ragioni politiche) l’abolizione della schiavitù e aborre nel modo più assoluto dal ridurre gli uomini in questa condizione: mentre ognuno deve dirsi che sotto tutti i rispettivi schiavi vivono più sicuri e felici del moderno operaio, e che il lavoro dello schiavo è molto poco lavoro in confronto a quello del «lavoratore». Si protesta in nome della «dignità umana»: questa è però, detto più schiettamente, quella cara vanità che sente il non essere parificati, l’essere pubblicamente stimati inferiori, come la sorte più dura. Il cinico la pensa in proposito diversamente, perché disprezza gli onori: e così Diogene fu per un certo tempo schiavo e precettore.
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano