Chi è dotato di gran temperamento e non teme gli ostacoli che gli si presentano sul cammino, spesso non è dotato di una grande capacità analitica delle situazioni, perché il temperamento gli è dato proprio da una condizione di inconsapevolezza o di sottovalutazione della pericolosità degli ostacoli stessi. Questo è relativamente un vantaggio, poiché dalle conseguenze delle cadute eventuali, l’individuo può imparare poco o nulla.
Al contrario chi ha troppa capacità analitica difficilmente è dotato di gran temperamento, talvolta sopravvaluta la pericolosità degli ostacoli e l’esuberanza della volontà viene perciò frenata dalla moltitudine di possibilità in cui si può esprimere, generando incertezze e impacci; questo può precludergli tutta una serie di possibilità, ed anche potenziali apprendimenti, proprio perché non ha osato nell’azione. Dal punto di vista dell’accumulazione produttiva, mezza conoscenza delle cose è sicuramente molto più utile ed efficiente, poiché elimina le incertezze; ma aumenta l’influenza del caso e delle decisioni altrui.
Temperamento e apprendimento quindi sono inversamente proporzionali tra loro. E’ per l’utilità del forte temperamento e per l’efficacia della scarsa conoscenza che uno si accorge, salendo gli scalini della gerarchia, che al comando ci sono proprio i più stupidi. Bisogna trovare un punto di equilibrio tra questi due limiti opposti, non per scalare la gerarchia ovviamente, ma per vivere.